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Idanre

(di Wole Soyinka)

  1. Tempesta

 

Finita (breve il disgelo

dei cavalieri, accesi in profondi

specchi di nuvole ). Perduti, gli uomini

delle rigenerate distese

del Vuoto percorrono solenni l'immensità

sulla mia terra immobile, nuova.

 

La fiammeggiante spirale incide acute

affinità ( non sogno

o visione o delirio di dissoluzione )

quando ruggenti diluvi di inarrestabile

tempesta inondano la terra in febbrili

distillazioni, potenti

per il fuoco del dio armato di scure.

 

Violenti ora i grigi, orlati da scintille,

tremanti in linee di fuoco su picchi

esplosivi. Immobile sta Ogun

su torri così in guerra, fermo su fresco

declivio. Ai suoi piedi

volano ardenti tizzoni.

 

In questi puri momenti del mio dio, che afferra

la luce dal morire del giorno, l'ultimo

tizzone brilla nella grande mano

creatrice, selvaggio attorno alla ribelle

criniera, increspata, affollata in corridoi

fin sopra i suoi simboli chiodati.

 

Egli afferra Sango nella mano dalle tre dita

e con lui corre verso la terra. Sicuri

rifugi i miei anfratti stasera : ho disposto

il Dio del Ferro contro ogni imprevista

saetta. Rumori si alzano sui grigi

rilievi : spento è il focolare.

 

Tra le raffiche i respiri del fabbro

silenzioso stendono cappucci

di cenere sul viso. La terra s'afferra

agli ultimi raccolti viticci, una punta

di lingua rapida trema e si ritira:

chiusa l'ultima bocca del cielo.

 

E nessuno in questa terra parla di segreti :

nuda sarà la pelle per dare

il benvenuto alla pioggia e la terra

si prepara perchè crescano i semi e le radici

prendano carne dentro di lei e gli uomini

si destino nudi nella marea del raccolto.

 

(traduzione Giancarlo Giuliani, 2001)