Traditio lampadis

08/10/2018 1 Di Giancarlo

Parole antiche sulle quali sarebbe opportuno meditare, in tempi come i nostri, nei quali pare che l’ignoranza e il rifiuto del passato siano motivo di vanto:

«Se qualcuno a questo punto mi chiedesse: “perché dunque, come accade per i cinque pianeti, non è stato allo stesso modo determinato il moto di queste [delle comete]?» – a costui io risponderei: «Sono molte le cose di cui ammettiamo l’esistenza, ma ignoriamo quali siano le loro qualità».

Tutti concordano sul fatto che abbiamo un intelletto, dal cui comando siamo spinti ad agire e ne siamo richiamati; che cosa tuttavia sia questo intelletto che è nostra  guida e signore, nessuno potrà spiegarlo, così come non potrà spiegare dove esso sia. Qualcuno dirà che è spirito, altri parleranno di una sorta di armonia, qualcuno dirà che si tratta di una potenza divina, di una parte di un dio, altri ancora parleranno della parte più sottile dell’anima, qualcuno di pura potenzialità.

Non mancherà chi affermerà che è sangue, chi parlerà invece di calore. Dunque, l’intelletto, che è ancora alla ricerca di chiarire se stesso, non può avere visione chiara delle altre cose.

Perché dunque proviamo stupore del fatto che le comete, spettacolo tanto raro nel cielo, non siano ancora soggette a leggi ben definite e non siano noti l’inizio e la fine del loro cammino, che torna a noi dopo lunghi intervalli di tempo? Non sono ancora trascorsi mille e cinquecento anni da quando i Greci contarono le stelle e diedero loro un nome e ci sono ancora oggi persone che conoscono il cielo solo per il suo aspetto immediato, che non conoscono ancora il perché delle eclissi di luna, la ragione del suo oscurarsi. Non è molto tempo che noi conosciamo queste cose grazie alla scienza.

Verrà un tempo in cui la luce e lo studio continuo di un’età più lunga  illumineranno queste cose che ora rimangono oscure. Una sola epoca non è sufficiente allo studio di fenomeni tanto grandi, anche se si dedicasse tutta allo studio del cielo; che dire poi del fatto che non dividiamo equamente i nostri anni, tanto pochi, tra lo studio e altre vane occupazioni? Dunque, questi fenomeni saranno spiegati dopo una lunga serie di anni.

Verrà un tempo nel quale i nostri posteri si stupiranno che noi si fosse ignari di cose tanto evidenti. Del resto è solo da poco che abbiamo iniziato a capire, riguardo a questi cinque pianeti che si mostrano a noi, che ci spingono a essere curiosi apparendo ora in un luogo, ora in un altro, quali siano le apparizioni mattutine e vespertine, quali le soste, quando si muovano in avanti, per quale motivo invece tornino indietro. E da pochi anni sappiamo  se Giove si immerge o tramonta o appare retrogrado (infatti è questo il nome che gli è dato allorché si ritira).»

(da Seneca, Nat. Quaest., VII, 25 – traduzione Giancarlo Giuliani)

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