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Tonia Orlando su Giacinto Auriti

Una recensione di Tonia Orlando a un breve testo di Giacinto Auriti, "Il paese dell'utopia", apparso su varie riviste nel 2012:

GIACINTO AURITI  : la forza delle idee, l’impeto dei sogni.

“Il paese dell’utopia” di Giacinto Auriti, un piccolissimo libro capace di entrare nella tasca di una giacca, di quelli che hai la percezione che stiano lì, ad aspettarti e che scopri all’improvviso, solo perché ti passa accanto.  Il titolo mi rimane negli occhi, evoca immagini alte, nobili, desideri inespressi, paesaggi poco definiti, insomma, finisce per conquistarmi e suscitare in me una immediata emozione. Lo leggo  con  voracità e vi trovo quello che avevo immaginato:  un guizzo dell’anima , un dialogo  intenso che l’autore fa con se stesso e con un personaggio nel quale si identifica e al quale si sente vicino, Ezra Pound.

E’ un testo che, ancor prima che ad una  lettura tecnico-economica, si presta ad un approccio di tipo sentimentale, romantico. “Un professore contadino” si definiva Auriti, alle prese con le logiche di una società urbana che poco comprendeva. La sua era stata la perenne condizione di un esiliato, in un mondo che così come era organizzato, rappresentava la disumanizzazione della vita stessa, tesa al guadagno, al profitto, ipocritamente ritenuta dai più, del benessere.

Ad introdurlo ad una riflessione critica su problemi economici della contemporaneità, che Auriti risolveva con il passaggio dall’impegno politico a quello morale, sarà Ezra Pound,  un interessante e discusso poeta americano, protagonista della scena letteraria del secolo scorso, ammirato ed intervistato anche da Pier  Paolo Pasolini, nonostante in quegli anni bui del Nazismo avesse pubblicamente sostenuto Hitler ma soprattutto Mussolini e il Regime fascista fino al  suo epilogo. Pound aveva amato molto l’Italia degli anni venti, al punto da viverci e rimanerci fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale quando, consegnato dai partigiani al comando delle forze armate americane, sarà da queste condannato.

Il poeta americano, al di là dei suoi versi, aveva elaborato una sottile  teoria economica, lontana  dall’impianto ideologico di tipo capitalista, quanto marxista, che si apriva ad una analisi spietata contro “l’usura”  e con essa il potere finanziario del sistema bancario, alla ricerca di una terza via tra “liberismo” e “collettivismo”, tra “capitalismo” e “marxismo”. Pound sognò una società che, sulla scia della grande tradizione italiana, vivesse un nuovo Rinascimento e tornasse ad umanizzare l’economia attraverso l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del  processo di asservimento cieco al denaro.

Giacinto Auriti farà sua la teoria poundiana, ne rimarrà attratto, catturato e finirà per applicare quella precisa diagnosi economico-sociale dai  sapori poetici, alla quotidianità;  rifletterà sulle possibilità che caratterizzano le situazioni finanziarie e con esse la fitta rete di condizionamenti che limitano l’individuo.  Anche Auriti è convinto che stanare i meccanismi legati all’usura  possa contribuire a rendere il cittadino più partecipe e consapevole, spingerlo a riappropriarsi di quello che in realtà gli appartiene.  Il Professor Auriti, grazie ai suoi studi, si era costruito una visione illuminista della società basata sulla forza delle idee, convinto che le azioni umane debbano essere guidate dalla ragione. Ma questa prima visione del mondo si sarebbe scontrata  con una realtà ben diversa che sembrava fondarsi sulla violenta sopraffazione che regna nel mondo, dovuta ad una oppressione grigia, oscura, che tende ad incastrare l’uomo, umiliarlo, denigrarlo, possederlo con il ricatto e la paura.   Come Ezra Pound, il Professore osserverà le azioni umane con grande attenzione nel tentativo di coglierne sempre la verità.

Fu un lottatore Auriti, in lui convivono i grandi pensatori del Settecento e le ardenti passioni dei romantici ottocenteschi.  Ma dietro la lotta, nel Professore affiora una dimensione altamente ideale, pura, che evoca paesaggi  avventurosi, fantastici; egli riesce  a vedere con lucidità ciò che è invisibile agli altri, avverte la necessità di un impegno umano e morale di fronte al “male imperante” che è possibile sconfiggere con la riscoperta di una interiorità assopita ed una tenace coscienza  critica.  Le sue diventano lezioni, moniti, proposte, soluzioni. Per  Auriti è pertanto importante stare con la ragione ma anche con il cuore; costruireattraverso  un cammino complesso  un mondo virtuoso che, illuminato dal buon senso e dai sentimenti più puri,   possa salvaguardare i grandi valori di libertà e giustizia.  E’ la sua una dimensione rurale, contadina, che prevarica quella ristretta e mercantilistica della città.  Auriti sceglie di privilegiare i grandi spazi, i territori infiniti in un gioco temerario ma elegante e raffinato che si traduce in nitida conoscenza delle cose. Il suo mondo finisce per coincidere con il sogno, con l’utopia  appunto, in una sintassi semplice ed accessibile, nella consapevolezza che  l’uomo del nostro tempo abbia smarrito la luce.   Si ha la percezione che Auriti assomigli ad un macchinista che guidi un convoglio verso l’imprevedibile, l’ignoto, in  un percorso inconoscibile, è  una mitica figura di una esaltante pagina di letteratura epica.

Nel corso della sua vigorosa  esistenza, mise in piazza se stesso, le sue stesse debolezze, senza alcuna forma di pudore. Fu grande giurista, eccellente oratore, non gli mancarono dignità e coraggio e, tra mille dubbi e molte certezze, visse le sue tenaci passioni anche convinto che le ipotesi e le loro stesse spiegazioni fossero destinate ad essere, in ogni momento, rivisitate e ripensate.  Ebbe grande fede, cercò sempre la dialettica  all’interno della Chiesa, pur accettando la sfida di smarrirsi nel labirinto della vita per difenderne i valori più alti.

La visione del mondo in Auriti non ha nulla a che fare con “la fuga” o “l’illusione”, ma si fonda sulla percezione della realtà che è certo di  conquistarsi molto faticosamente e che coincide con la figura di Dio, unica verità  nella quale trovare consolazione.

E allora, qual è il Paese dell’Utopia?

L’editore Marino Solfanelli, nella sua presentazione al piccolo testo, ipotizza  possa trattarsi di Guardiagrele, patria di quella moneta che il Professor Auriti riuscì a realizzare dando visibilità al suo pensiero e alle sue convinzioni. Ma, al di là della città di Guardiagrele, della sua Piazza Santa Maria Maggiore antistante l’antica cattedrale, dove  il lungo balcone di Casa  Auriti  ancora espone malinconicamente un telo bianco affinchè  nessuno dimentichi la grandezza di quella moneta ritenuta proprietà del portatore e non delle banche, sono sicura che Auriti , come “paese dell’Utopia” intendesse l’Italia, l’Europa, il mondo intero che gli faranno affermare : ”Noi trasformeremo tutti i popoli del mondo da debitori in proprietari della moneta, per il solo fatto che questa idea è nata”.

Questa è pertanto la sua “profetica Utopia”.

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