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Officina Marconi: Emanuele Manari

 

1.

Scusa per il freddo, di solito mangio solo.

Sediamo su sgabelli triangolari,
violentiamo la sera
in una birreria irlandese.

Sul palco
una rana dal pelo ramato spiega la metempsicosi.

Facciamo due passi sul viale ciottoloso

- la nebbia ci sputa e la neve ci bastona -

parliamo di tutto e di te.

L’epilessia di un senzatetto è il nostro fiore nel taschino.

 

2.

La meta si staglia statica orbitante sospiro di luce culla
i miei compagni caduti camerati sconosciuti amore carnale e vacua fratellanza

mi tengono in vita in una selva di sguardi casuali e interazioni primeve sulla Macchina giudizi universali trovano esilio.

Evolvo e divoro pura estetica mi delizio come falena
nel mio bozzolo opale
dei caldi effluvi

che Veneri emanano confluiscono
nel mio carapace genesi passiva

di morfina scarlatta.

Ascolto il sanguinare
del tempo camminare sulle schegge della solitudine mia inerte.

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