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NO

È sempre più difficile dire di no, quando tutti dicono di sì, anche coloro che fingono disdegno, ma badano bene a difendere il proprio orticello di vantaggi, rendite di posizione, visibilità condita di vuote parole, di frasi banali e prive di sostanza, slogan che superano il muro, direi, del decoro. Si è sempre pronti a scortare il vincitore, quando non si riesce a salire sul suo carro. Più che mai, ora, bisogna avere il coraggio di dire NO.

2 thoughts on “NO

  1. Eowyn Milis

    NO. Due lettere a comporre una parola, anzi meno che una parola, forse poco più di un'interiezione, in realtà una negazione, per esprimere la quintessenza della libertà. Quant'è più facile e immediato, perché meccanico, il "sì"! Mi piace malignare come solo un accento lo distingua dal pronome impersonale "si": "si pensa", "si dice", "si fa". Lui è quello del "così fan tutti". Per dire "no", invece, occorre un individuo. Meglio: una persona. E dietro, incarnata in lui/lei, un'idea. E' forte, il "no", anche se dopo non aggiungi nient'altro. "Sei d'accordo con le politiche restrittive sull'immigrazione?" "NO". "Pensi anche tu che le altre persone nutrano sempre l'istinto profondo di fregarti?" "NO". "Non credi che, a volte, sia meglio affidarsi a qualche uomo della provvidenza che metta a posto le cose? (E se gli puzzano la felpa e pure il doppiopetto pazienza)" "NO". La differenza tra il "sì" e il "no" è posturale: "sì" lo puoi dire da genuflesso, "no" richiede la postura ben eretta.

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