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NO

 

È sempre più difficile dire di no, quando tutti dicono di sì, anche coloro che fingono disdegno, ma badano bene a difendere il proprio orticello di vantaggi, rendite di posizione, visibilità condita di vuote parole, di frasi banali e prive di sostanza, slogan che superano il muro, direi, del decoro. Si è sempre pronti a scortare il vincitore, quando non si riesce a salire sul suo carro. Più che mai, ora, bisogna avere il coraggio di dire NO.

4 thoughts on “NO

  1. Eowyn Milis

    Maria Rosaria non la conosco. Cioè, so come si chiama e che è una donna ma non ho idea se sia giovane o più matura, alta o bassa, elegante o casual. Non so se sia simpatica o altera, bionda o bruna o magari rossa, madre o no. Di lei, però, so che è coraggiosa. E che ha saputo restituirmi il sorriso e farmi iniziare bene la giornata. Quando ho sentito al giornale radio del mattino in che modo, deciso ma sempre civile, ha difeso un immigrato pakistano sulla circumvesuviana dall'ennesima aggressione razzista e xenofoba, quando ho udito la sua voce, registrata dai telefonini dei passeggeri presenti, alzarsi in difesa di un essere umano e rivendicare la dignità di quell'uomo e di tutte le persone perbene, me la sarei voluta abbracciare. Grazie, Maria Rosaria, per avere avuto il coraggio di non tacere. Grazie per aver rifiutato il silenzio e l'indifferenza che normalizzano la stupidità, la volgarità, il sonno della ragione e dei sentimenti. Grazie per avere prestato la tua voce a tutti quelli che non cedono alla nuova barbarie. Grazie per aver detto NO!

  2. Silvia

    La nostra è una società massificata e impersonale in cui è più normale assentire che negare. Per dire no, è necessario non scendere a compromessi in nessun ambito della propria vita...per far questo bisogna essere slegati e conservare un certo distacco da persone e situazioni affinché il proprio giudizio non risulti compromesso. Non ci sono pillole di saggezza da distribuire, ma solo il consiglio di non dimenticarsi e di non dimenticarci chi siamo.

  3. Eowyn Milis

    NO. Due lettere a comporre una parola, anzi meno che una parola, forse poco più di un'interiezione, in realtà una negazione, per esprimere la quintessenza della libertà. Quant'è più facile e immediato, perché meccanico, il "sì"! Mi piace malignare come solo un accento lo distingua dal pronome impersonale "si": "si pensa", "si dice", "si fa". Lui è quello del "così fan tutti". Per dire "no", invece, occorre un individuo. Meglio: una persona. E dietro, incarnata in lui/lei, un'idea. E' forte, il "no", anche se dopo non aggiungi nient'altro. "Sei d'accordo con le politiche restrittive sull'immigrazione?" "NO". "Pensi anche tu che le altre persone nutrano sempre l'istinto profondo di fregarti?" "NO". "Non credi che, a volte, sia meglio affidarsi a qualche uomo della provvidenza che metta a posto le cose? (E se gli puzzano la felpa e pure il doppiopetto pazienza)" "NO". La differenza tra il "sì" e il "no" è posturale: "sì" lo puoi dire da genuflesso, "no" richiede la postura ben eretta.

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