Letture: Mercurio Loi

31/01/2019 0 Di Giancarlo

Una recensione di Eowyn Milis:

Di professione, storico. Eppure, non solo questo. Di ceto sociale, aristocratico. Eppure, attento e sensibile alle ingiustizie del suo tempo, nella fattispecie quelle perpetrate sullo sfondo della Roma papalina, deuteragonista ipso facto della narrazione. Sì perché Mercurio Loi, protagonista del fumetto (o, come usa dire forse un po’ pomposamente oggi, del graphic novel) innovativo e sui generis pubblicato dalla benemerita Sergio Bonelli Editrice, è specchio fedele delle sue storie: allude e, al tempo stesso, mantiene celato.

Non certo un intento edificante, tuttavia: le sue molteplici abilità, da quelle acrobatiche a quelle intuitive, per non parlare di un’intelligenza fuori dal comune al cui cospetto, e per di più in tono fastidiosamente supponente, Mercurio stesso sosta ogni volta compunto e ammirato, non sono affatto al servizio del Bene né, tantomeno, della Giustizia o della Democrazia. No. A Mercurio, piace giocare.E tra le pieghe del gioco in cui sfida se stesso e riconferma costantemente il proprio primato e la necessità dell’autoaffermazione (come potrebbe essere diversamente, del resto?), è nascosto un significato. Forse non IL significato ma certo un senso.

Mercurio indulge in passeggiate notturne per le vie di Roma (o, più precisamente, sui tetti di Roma), in genere in compagnia del pupillo Ottone, ultimamente in solitudine. E’ in questo scenario che si consuma l’eterna lotta con il suo alter ego,Tarcisio, così simile eppure così diverso da lui. È durante queste incursioni che s’imbatte nei tipi umani più vari e nei casi che, puntualmente, riesce a risolvere prima del colonnello Belforte, insostituibile e tragico emblema della tendenza umana alla Verità, chiuso com’è in un mutismo piuttosto esito di una scelta che di una menomazione.

Ma, più di tutto, nel corso delle sue avventure notturne è il presente che Mercurio ricerca. L’esperienza del qui, dell’ora, e il contatto con essa. L’unica fonte, forse, delle sue doti all’apparenza quasi soprannaturali e che, invece, su altro non si fondano che sulla sintonia con il momento. Il presente, in Mercurio, risuona.Se la fantasia di Arthur Conan Doyle ci aveva regalato un ragionatore,da quella di Alessandro Bilotta è evaso piuttosto uno sperimentatore. Un esploratore di menti e caratteri, incentivato dall’appartenenza a Sciarada, la setta clandestina guidata da una bambina folle, ma soprattutto del tempo. Con i suoi funambolismi, Mercurio sembra caracollare nel tempo e attraverso il tempo, quello interiore degli stati d’animo. Delle emozioni. Quelle che vale la pena riscoprire ogni notte, invariabilmente, non appena ci arrampichiamo su qualche tetto al suo fianco.

(Eowyn Milis)