Foundation and Earth (I. Asimov)

23/01/2019 1 Di Giancarlo

Foundation and Earth, di Isaac Asimov, Ed. Harper Voyager
Fondazione e Terra, Urania n. 1131, luglio 1990

Dopo lo straordinario “Ciclo delle Fondazioni, il volume aggiuntivo, Foundation and Earth (ne scrivo sulla base dell’edizione in lingua originale) è, lo scrivo con rammarico, deludente.
Va letto, comunque, con grande rispetto: il lettore di Asimov non poteva non desiderare di conoscere il destino della Terra e della galassia. Costretto dalla complessa struttura dei romanzi precedenti, Asimov ci conduce all’epilogo con qualche fatica. La trama è priva di sorprese, i personaggi poco complessi e in qualche misura a tratti sgradevoli, Trevize in primis: quasi in ogni capitolo non fa che ripetere “why did I choose this path?” (“Perché ho operato questa scelta?”), rimanendo chiuso nei propri dubbi e nello smarrimento di fronte all’ipotesi di un possibile errore. Altri elementi senza sviluppo sono l’antipatia per Fallom e l’istintivo ritrarsi di fronte a Bliss/Gaia. Ugualmente senza sviluppo sono gli altri personaggi, compreso Pelorat, lo storico che accompagna Trevize e Bliss nel loro viaggio.
Per chi non conosca i precedenti romanzi, va ricordato che il Consigliere Golan Trevize, al culmine di una serie di drammatici eventi, si trova nella condizione di scegliere, per la galassia, il destino di diventare una sorta di super-organismo totalmente empatico. ma la scelta, istintiva, lascia in lui un’ombra di dubbio, così il Consigliere intraprende un viaggio nella galassia, alla ricerca della Terra, di cui nessuno più conosce l’ubicazione e sulla quale tante storie si narrano, tanto da sembrare agli occhi di molti soltanto un pianeta leggendario, mai realmente esistito. Lì – “sente” Trevize – si cela la risposta che egli cerca.
Qua e là nel romanzo torna la discussione sui pro e sui contro di Galaxia, nome dato al super-organismo di cui sopra: il lettore è davvero tentato di “saltare” molte righe… Vero è che problemi di rilevanza filosofica costituiscono indubbiamente il substrato del romanzo, ma sono messi in ombra dal procedere lento e scontato della storia. Sociologicamente molto interessante è comunque la visita al pianeta Solaria, dove gli ermafroditi Solariani vivono in totale e strenuamente difesa solitudine, serviti da robot alimentati dal cervello potenziato dei Solariani stessi.
L’idea, infine, di fare di Daneel Olivaw una sorta di super-cervello che regola il destino dell’umanità, mai dimenticando le tre leggi della robotica, è in fondo una facile via di fuga narrativa. Un lampo degno di Asimov è comunque la riflessione finale di Trevize, della quale qui ovviamente si tacerà.
Quanto alla lingua, essa è a tratti eccessivamente colloquiale, tanto che chi scrive preferisce, contrariamente alle proprie abitudini, l’ottima traduzione italiana (1986) di Piero Anselmi per Urania, la benemerita collana della Mondadori.

Giancarlo Giuliani