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Florideo Matricciano: Oltre il mare Lizeh

 

Florideo Matricciano, Oltre il mare Lizeh, 37 copie numerate e firmate, 2017, Fuori Commercio

Nota dell'autore:

In Oltre il mare Lizeh parola e scrittura muovono da posizioni liminari, di confine, che si esplicitano attraverso un irripetibile, specifico, soggettivo 'sostare sulla soglia' (l'istante iniziale, predittivo a volte del transito) nel farsi vissuto ed esperienza del limite ... della comunicazione, del linguaggio, del sé e del contatto. Di ogni contatto.

Limite nella presenza e nell'assenza, nel silenzio e nel frastuono, nel farsi e disfarsi di ogni vicissitudine mortale al cospetto dei tempi e dell'eterno. Mare Lizeh è anagramma di Alzheimer, denominazione del morbo che devasta l'esistenza a gran parte dei mortali fino alle soglie dell'ignoto e 'Oltre il mare Lizeh' è il dialogo impossibile, diario di bordo di un attraversamento. Il tâtonnement esplorativo della procellosità dell'esserci, tanto nel naufragio quanto nell'approdo, quello specifico naufragio e questo particolare approdo.

Da una parte si dà come cruda restituzione della progressiva, ineluttabile frantumazione del contatto, nella dissipazione drammatica di ogni linguaggio e, insieme, come scommessa, nella reduplicazione scritturale, di una poeticità e persino di una poetica del pensiero e della parola frantumati e scissi da ogni linguaggio.

Dall'altra parte le ostinate notazioni a margine (dalle incoative amnesie ... di talune stravaganze spazio-temporali, delle 'insalate verbali' dell'altro da sé abitato dal morbo, sino all'esito cruciale del degrado finanche dei più atavici ancoraggi nel dialogo tonico madre-figlio e fino alla spoliazione e all'auto-spoliazione terminale di ogni possibilità di contatto) evidenziano un dialogo interno sbigottito e, per quanto possibile, disincantato, di una stranita inconsapevolezza dapprima, poi di un sentire impotente strettamente connesso al sentimento d'inadeguatezza del naufrago in balia dell'ignoto, sconcertato dall'evidenza di una dissipazione inevitabile dell'incontro (per quanto ancora supposto) che si abbatte con la violenza di un crollo nella reciprocità dell'esistere.

Allo stesso tempo si offre quale sofferta documentazione del più personale degli approdi, nel viaggio dal consueto all'onirico, fino al reale, nell'inattesa dolente dimensione del risveglio.

Florideo Matricciano, 2017

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