Vai al contenuto

Filosofi

Spesso in televisione appaiono, a volte come emersi dal nulla, ospiti di talk-show che vengono definiti "filosofi" e discettano di tutto e particolarmente "contro" tutto.  La loro bio-bibliografia contiene spesso molti titoli, ma niente di più che pamphlet o instant book o riflessioni che sanno tanto di minestra riscaldata. Ma una volta, per essere definiti "filosofi" non occorreva aver costruito un sistema o almeno delineato le linee-guida di una "spiegazione" del mondo?

2 thoughts on “Filosofi

  1. Silvia

    La televisione è pura finzione; non ha nulla di realistico a cominciare dai servizi giornalistici. I "filosofi" che vengono invitati o ospitati nelle varie trasmissioni, fungono solo da opinionisti, ma non apportano nulla di nuovo a quanto già sentito. I filosofi non dovrebbero scadere nei luoghi comuni, ma essere i veicoli del cambiamento e essi stessi strumenti d'interpretazione della realtà. Tutto ciò è però pura utopia. Il consiglio è di tenersi lontani dai talk show che insegnano il peggior modo di confrontarsi senza dirsi nulla.

  2. Eowyn Milis

    Un elemento che, a mio parere, accomuna parecchie di queste teofanie in TV è la tuttologia. Gli ospiti che frequentano i talk show non si presentano, cioè, in qualità di esperti di qualcosa, del pensiero di qualcuno o, che so io, di un periodo storico, bensì nei panni di (aspiranti) opinion leader. A parte qualche luminosa eccezione (Luciano Canfora, storico e non filosofo, si dirà, uomo di solidissima cultura e intellettuale autentico, obietto io, oppure Roberta De Monticelli), capita raramente, e solo nei programmi di nicchia, che qualcuno parli di ciò che studia e/o conosce. E che, quindi, parli davvero cum grano salis. Riecheggiano le parole di Socrate, secondo il quale politici e intellettuali non si capisce mai che cosa vogliano dire mentre, quando si parla con un artigiano, lui sì che ti sa spiegare con precisione ogni mossa di come si costruisce un letto. Forse risulta degradante per qualcuno l'idea di equiparare la pratica del pensiero a un mestiere, non tanto perché (comunque) realmente la filosofia lo è nel suo senso più profondo quanto perché implica un interrogarsi, uno studio preventivo, un'applicazione quasi monastica e concentrata che possono rivelarsi molto pesanti. Un lavoro in senso lato e non per questo meno serio. Ma, soprattutto, la filosofia è la pratica del dubbio, non tanto delle risposte, men che meno delle certezze, quanto delle domande. E' un tafano fastidioso. E quando si vedono sedicenti "filosofi", giovani e meno giovani, ammiccare dal piccolo schermo mentre si avventurano nelle loro analisi, spesso semplificate, del mondo, verrebbe proprio voglia di cambiare canale e di sintonizzarsi piuttosto sulle mirabili perle di Bart Simpson!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

“Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione mediante cookie nel rispetto della privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione acconsenti all’uso dei cookie.”

Chiudi