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Abruzzo e “cultura sommersa”: qualche riflessione

Ogni volta che una struttura sociale urbana diviene più complessa, ogni volta che ne muta il tipo di sviluppo economico, il territorio che su quella struttura gravita viene ridimensionato e alterato nei suoi rapporti con la città. Ciò provoca una conseguente frantumazione e perdita di identità delle aree più deboli dal punto di vista antropologico. Tale fenomeno si è verificato di frequente, in tempi non lontani,  in Italia, soprattutto al Nord e al Centro. Al Sud il discorso è diverso: molti studiosi hanno infatti notato che spesso nel Mezzogiorno la campagna non si presenta in condizione di dipendenza dalla città, ma è la città stessa a presentare uno stato di debolezza nei confronti della campagna. Fa fede di ciò il fatto che molti popolosi centri meridionali devono il loro sviluppo al gran numero di contadini che coltivano le terre all'intorno. L'attività industriale è alquanto limitata e in sostanza non si tratta di grandi città, ma di veri e propri borghi agricoli.

Una tale suddivisione è comunque estremamente schematica e corre il rischio di una eccessiva semplificazione: i rapporti e le dipendenze economiche e sociali nell'attuale forma di organizzazione della produzione sono infatti così complessi che i concetti di "urbano" e "rurale non sono così univoci come un tempo. Ciò che ci interessa notare in questa sede è però notare come in Abruzzo esista oggi una situazione che presenta notevoli potenzialità, ma che non è scevra di pericoli per una parte non di poco conto della "cultura" regionale. Si vuol dire che l'ambiente umano è un ambiente "artefatto", vale a dire modificato dall'uomo e orientato per servire a taluni bisogni; il rischio è che non vi sia equilibrio e che la modificazione travolga luoghi, costumi, tradizioni che dovrebbero costituire invece la base per uno sviluppo armonico, nel rispetto del passato e della storia. Né basta, a evitare tale disgregazione, ricercare e raccontare, magari con nostalgia, miti e tradizioni del tempo che fu. Occorre che queste culture continuino a essere armonicamente integrate nello spazio sociale che è loro proprio. Per ottenere ciò bisogna che i criteri di utilizzazione del territorio non obbediscano solo ai brutali comandamenti del profitto e della perdita, ma che si faccia strada nelle coscienze di tutti i cittadini il riconoscimento che non vi è frattura tra il nostro passato e il nostro recente.

Lo sviluppo di Pescara negli ultimi 50 anni offre lo spunto per qualche considerazione di tal fatta. Finché il tessuto sociale inerente alle preesistenti unità piccolo-contadine era pressoché esclusivamente agrario, era possibile, sia pure con inevitabile semplificazione, intendere i fenomeni economici delle campagne con i soli strumenti dell'economia agricola in senso stretto. Quando però il tessuto sociale si compenetra largamente con nuovi modelli derivanti da attività industriali e soprattutto commerciali in continuo sviluppo, allora bisogna far ricorso a considerazioni di tipo sociologico. Nel nostro caso, è indubbio che Pescara eserciti un'influenza sempre crescente sulla zona circostante, non solo in senso economico. Altri centri, come L'Aquila, Chieti, Teramo e altri ancora, vantano tradizioni culturali di gran lunga più ampie, ma Pescara sembra voler recuperare terreno per mezzo di molteplici iniziative, pur tra errori e involuzioni. Del resto, una veste culturale qualificata non si assume in poco tempo e, soprattutto, senza un certo prezzo in termini di errori di valutazione. La città va ricercando le proprie radici, cerca di ricostruire la propria immagine attraverso i secoli, di reperire documenti e testimonianze sulla qualità della vita nella Pescara pre-moderna. Purtroppo a ciò si è giunti dopo che danni irreparabili hanno alterato in modo ormai irreversibile la zona del centro storico e del bagno borbonico (ormai più luogo di una improbabile "movida" che memoria storica), mentre l'antica cinta muraria è da tempo solo un ricordo.

In ogni caso, l'influenza che la realtà urbana di Pescara esercita sul territorio circostante non è bilanciata in alcun modo dalla controspinta che dalla campagna giunge alla città. Le comunità contadine sempre più spesso annoverano nei loro nuclei lavoratori inurbati: dato lo sviluppo notevole dei mezzi di comunicazione e della rete viaria, tali lavoratori assumono il ruolo di "pendolari". Ciò, lentamente ma con continuità, ha mutato le strutture delle antiche comuni contadine, rendendole comunità miste di operai-contadini. L'elemento contadino inteso nella sua originalità da un lato retrocede, tende cioè a perdere la sua identità, dall'altro si trova coinvolto sempre più direttamente in un tipo di sviluppo sociale che a esso è in genere estraneo. Ciò dà luogo a fenomeni di tensione, dato che non è solo la realtà oggettiva di un nucleo a venire modificata, ma anche quella socio-psicologica. I legami familiari e comunitari di tipo tradizionale cedono il posto a legami diversi, basati sempre più spesso su considerazioni di tipo economico. È l'intero costume di vita che, influenzato per di più dalla ormai invasiva diffusione dei mass-media e dei cosiddetti "social", tende ad adeguarsi a una sorta di livellamento generale della società. Quanto ciò dovrebbe renderci accorti è facilmente intuibile.

 

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