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A un amico, dopo qualche tempo

 

Ricorderò sempre quando, alle prese con la relazione conclusiva dell’anno di prova, ti chiesi consiglio su come strutturarla e tu, senza esitazione alcuna, prorompesti in un: “Prima di tutto il titolo: Perché non possiamo non dirci professori!”. Lì per lì, rimasi un po’ confusa, lo confesso: d’accordo, l’idea mi solleticava, ma davvero non possiamo non dirci professori? E perché, poi? Forse che il germe professorale è congenito e chi lo possiede viene arruolato ipso facto nella categoria? Allora, anche un metronotte o, che so, un odontotecnico non possono non dirsi tali? Mi lambiccai il cervello sulla questione per un po’ senza riuscire a trovare, a onor del vero, una risposta esauriente.

Qualche tempo dopo, capitata nell’allora laboratorio 1C, m’imbattei in te e nella tua classe, intenti a realizzare un podcast su di un qualche autore latino. I ragazzi mi parevano oltremodo preparati: padroneggiavano sia i contenuti letterari che gli strumenti tecnologici. Tu, però, niente da fare, proprio non eri contento. Continuavi a dire loro, in toni e modi assai fetenti in verità, che non era quello il risultato atteso, che quello l’avrebbero saputo fare tutti. E la classe, esasperata, gli occhi al cielo, proprio non capiva cosa intendessi dicendo che quel lavoro non aveva anima.

Alla fine, balzato in piedi, afferrasti un libro, cominciasti a leggere e le parole di quell’autore latino sembrarono scritte per noi, per ognuno di noi in quella stanza, quasi parlassero di noi tutti a noi tutti. A un tratto, i versi erano diventati emozioni che parlavano di emozioni e suscitavano, a loro volta, emozioni. Non volava una mosca durante la lettura. Alla fine, benché fossi contento, mica sembrava andarti bene quell’applauso, per paura, chissà, di un facile consenso o di acquiescenza mentre, si sa, o meglio lo sanno i tuoi alunni, essere intellettualmente liberi implica la rinuncia ad ogni facile accordo, specie se passivo, con l’opinione altrui, a partire da quella del prof. E’ là che mi si è accesa la lampadina: non possiamo non dirci professori ogni volta che riusciamo a restituire un’anima alle parole. E solo a patto di restare dei gran rompiscatole.

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